Perchè il combattimento contro un gruppo va bene solo al cinema.

La realtà non è come i film d'azione. In questa immagine l'attore Jet Li prima di un combattimento contro un gruppo.
La realtà non è come i film d’azione. In questa immagine l’attore Jet Li prima di un combattimento contro un gruppo.

Siamo sinceri. Chi non si esalta al cinema nel vedere il combattimento del protagonista esperto di arti marziali da solo contro un gruppo di persone? Eppure, sono piuttosto sicuro, chiunque valuterebbe molto attentamente l’idea di combattere contro un gruppo di avversari.

Si tratta di situazioni ad altissimo rischio. Sia per la pericolosità in sé di dover combattere contro più avversari; sia perché le inibizioni normali delle persone si attenuano sino a venire a cadere all’interno di un gruppo. Generalmente questo genere di aggressioni hanno un innesco portato avanti da quello che è il leader del gruppo.

– Sia in modo diretto: ossia il “capo” si espone direttamente, provoca e da inizio all’aggressione verbale e poi fisica.

– Sia in modo indiretto mandando avanti qualcuno dei gregari a provocare per poi poter intervenire spalleggiato dai suoi.

La dinamica, similmente al confronto uno a uno, ha una fase di escalation sino a che il leader non da l’avvio all’attacco o non lo fa uno dei suoi compari, generalmente pre-avvertito dal leader su come comportarsi.

Visto il livello di pericolosità nel venire aggrediti da più persone è bene considerare tale minaccia alla stregua di quella con un’arma bianca. Per questo motivo riuscire ad attuare una efficace de-escalation con quello che viene individuato come il leader del gruppo o avere la calma necessaria per ignorare le provocazioni di un gregario sono le prime opzioni assieme a quelle di una ritirata in buon ordine.

Tutte le altre opzioni che prevedono il confronto fisico hanno, esattamente come nella difesa da armi bianche, possibilità minori di successo rispetto all’evitare. Allo stesso modo ognuna di esse deve essere sempre intesa come espediente per poter guadagnare tempo, richiamare attenzione (ma non contate troppo sull’aiuto esterno) o una via di fuga.

Ecco un breve elenco:

Dissuasione tramite minaccia: Riuscire ad avere sotto mano un’arma improvvisata e minacciare di usarla. In particolare se il gruppo non è armato gridare di stare lontani agitando un bastone o un oggetto tagliente può bloccare le azioni del gruppo quanto serve per richiamare attenzione o scappare. Come sempre siate coscienti che delle vostre azioni potreste poi essere chiamati a rispondere in sede legale.

Dissuasione tramite dimostrazione di forza: Una dimostrazione di forza e aggressività sia sul gregario che sul leader possono avere l’effetto di congelare il resto del gruppo. Bisogna considerare che un’azione del genere, oltre che configurabile come aggressione, ha un successo che è legato alla vostra abilità nel colpire veloce e duro. Anche in questo scenario, nel caso aveste successo, dovrete poi dimosrare in sede legale la necessità del vostro operato.

Utilizzo di armi improvvisate durante l’aggressione fisica: Dovendo confrontarsi con più persone tutto ciò che è in grado di moltiplicare la vostra efficacia è utile. Questo va dall’utilizzo di armi improprie, il lancio di oggetti e l’uso dell’ambiente come ostacolo.

Utilizzo delle tecniche di combattimento: Esistono delle tattiche di combattimento contro gruppo e di fuga da accerchiamento che si studiano nel Krav Maga. Parlarne in un articolo non ha molto senso. Chiedete al vostro istruttore. Basti dire che ancora una volta l’analogia con le tattiche di difesa da armi bianche è illuminante.

Infine: Tenete sempre a mente:Avere la tecnica, allenarla, saperla utilizzare sotto stress non vuol dire che le prime strategie non debbano essere quelle dell’allontanamento e della de-escalation.

 

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I Corsi di Krav Maga e Brazilian Jiu Jitsu si tengono presso la Palaistikè in via Calamattia 9 a Cagliari Telefono e Fax: 070-521198 Mail: palaistike@tiscali.it
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